From Goldeneye: c’era una volta Connery 2

Fin da quando è in grado di parlare, il bambino che diventerà Sean Connery manifesta il marcato accento scozzese contro il quale dovrà combattere a colpi di dizione, senza mai perderlo del tutto. E appena impara a leggere – per la disperazione dei suoi maestri – diviene un appassionato consumatore di fumetti, uno dei pochi passatempi che si può permettere. “Eravamo poveri, certo”, racconterà, “ma all’epoca non sapevo quanto”.

Un altro dei suoi interessi, il cinema, è infatti al di sopra delle sue finanze. Ma i ragazzini del quartiere si sono organizzati: raccolgono quanto basta perché possa pagare il biglietto uno di loro, che poi apre di soppiatto la porta d’emergenza per far entrare gli altri. Sono gli anni in cui sugli schermi trionfano i western e i serial d’azione, i cosiddetti “cliffhanger”. Si tratta in effetti di film divisi in puntate che si concludono sempre con l’eroe in pericolo di vita (per esempio “aggrappato all’orlo di un burrone”, che è appunto il significato della parola “cliffhanger”), per costringere gli spettatori a tornare al cinema la settimana successiva se vogliono scoprire come abbia fatto a salvarsi. Viene da chiedersi se al futuro James Bond sia capitato di vedere di straforo anche il serial “Dick Tracy” del 1937, in cui il celebre detective creato dal fumettista americano Chester Gould lottava contro l’organizzazione di un criminale ipertecnologico chiamato The Spider, una vicenda che prefigura sotto molti aspetti lo 007 cinematografico degli anni ‘60.

Ma l’interesse dominante dei ragazzi di Fountainbridge, come dicevamo nel numero scorso, è il calcio: ognuno di loro sogna di diventare un giorno un giocatore professionista e si allena quotidianamente con palloni di fortuna. Tuttavia, per loro delusione, nessuna delle squadre britanniche si qualifica per la terza edizione dei campionati del mondo che si tengono in Francia nel 1938 (gli ultimi, prima dell’interruzione dovuta alla Seconda guerra mondiale) e che vengono vinti per la seconda volta di seguito dall’Italia nella finale contro l’Ungheria. Nondimeno, questo sarà un anno piuttosto interessante per il piccolo Thomas “Tam” Connery: mamma Effie dà alla luce Neil, che crescerà prendendo a modello il fratello maggiore… e ne vedremo in seguito alcune curiose conseguenze; inoltre, a soli otto anni, Thomas perde la verginità. È un’affermazione che Connery farà molti anni più tardi (la riporta anche il suo biografo Michael Freedland) pur dichiarando di non ricordare esattamente i dettagli di quel primo amplesso. Ci sono però i primi bagliori dell’alone di seduttore che Connery si porterà addosso sullo schermo e nella vita e che anche in tarda età ne faranno un agognato sex symbol per donne di varie generazioni.

Ma per il momento il ragazzino non immagina il suo futuro di star del cinema e all’età di nove anni si accontenta di lavoretti dappoco, come le consegne del latte (con sveglia obbligata alle sei del mattino) per il modesto compenso di tre scellini e sei pence: i tre scellini sono puntualmente consegnati alla madre, mentre i sei pence vengono risparmiati e vanno in deposito all’ufficio postale. Quando Thomas è a corto di denaro, però, scopre come forzare senza lasciare tracce la cassettina dei depositi e procurarsi qualche monetina in più. Una modesta esperienza nel mondo del “crimine”, ben lontana dai colpi che Connery metterà a segno sullo schermo in pellicole come Rapina record a New York, 1855: la prima grande rapina al treno o Entrapment.

Continua…

 

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