Il primo Bond con Roger Moore aveva tre obiettivi: conquistare il pubblico americano, contare sulla popolarità mondiale di The Saint, e distaccarsi completamente dallo stile Connery.
“Live and let die” fa storcere il naso a molti fan ma è un buon successo. L’umorismo del protagonista conquista il pubblico che vede in Moore il degno erede delle gesta di 007. L’anno dopo esce “The man with the golden gun” e siamo ancora più in zona Simon Templar che James Bond. La formula non è ancora perfezionata e infatti il film fallisce al botteghino. Bisognerà attendere 3 anni per vedere “The spy who loved me” vera rinascita del brand 007. Al suo terzo appuntamento con Bond, Moore è in grande forma; sceneggiatura e regia assecondano il suo stile e la strizzata d’occhio al pubblico diventa il marchio di fabbrica. Meraviglioso! Il successivo “Moonraker” è un kolossal sbagliato. Grande cast, grandi effetti e ottime atmosfere ma sprecati con i conti- nui scontri alla Tom & Jerry tra Bond e Squalo. E’ proprio la grande popolarità di Roger Moore che trasformano questo film in un succes- so clamoroso. Con l’arrivo degli anni ‘80 si cambia registro: si abban- donano le trame fantascientifiche e si punta sul puro spionaggio e con “For your eyes only” Moore firma il suo capolavoro. Mitica la scena sulla neve a Cortina firmata dallo stuntman Willy Bogner e la corsa in auto con la Citroen 2C. Nella sua avventura successiva, Sir Roger si lancia con una liana come Tarzan, disinnesca una bomba vestito da clown e usa un piccolo sottomarino a forma di coccodrillo. “Octopussy” è eccessivamente parodistico ma nel complesso è un buon film, spettacolare e divertente. Inoltre lo stesso anno ritorna Sean Connery nei panni di Bond in “Mai dire mai”.
Uno scontro di titani che avrà come vincitore il film di Moore. Almeno al botteghino.
L’ultima prova bondiana di Roger Moore è un film tanto amato quan- to odiato. “A view to a Kill” è considerato favoloso per i fan: belle mu- siche, grande cast, mitiche scene spettacolari. Ma visto con gli occhi del critico cinematografico è da considerare un film fuori tempo mas- simo: nell’era di E.T. e Indiana Jones, James Bond con i suoi effetti spe- ciali retrò e le battutine umoristiche diventa anacronistico. Anche Sir Roger ha già 57 anni e deve lasciare. Tornerà due anni dopo come presentatore in uno special televisivo per celebrare i 25 anni di 007 e per lanciare, o meglio, per dare la sua benedizione al nuovo Bond: Timothy Dalton.






