E una per i tuoi sogni

“Non chiedere che cosa può fare James Bond per te”, ho scritto una volta scherzando in uno dei miei libri sulla storia dell’agente 007, “ma cosa tu puoi fare James Bond.”

La frase originale era di Kennedy e si ri feriva alla patria, non alla nostra spia preferita. Ma era perfetta per esprimere il mio debito verso il personaggio di Ian Fleming. Se sono diventato ciò che sono diventato, lo devo in buona parte a Bond. Avevo compiuto da poco sei anni, nell’autunno 1970, quando certe suggestioni che hanno formato il mio immaginario di lettore/spettato re prima, di scrittore poi: gli spaghettiwestern, i fumetti di Diabolik, “Intrigo internazionale” di Alfred Hitchcock e “Agente 007Licenza di uccidere” di Terence Young. Questi ultimi due hanno acceso la mia cu riosità verso il mondo dello spionaggio, che sembrava fatto di viaggi, alberghi di lusso, donne bellissime e cocktail. Ai drink mi sarei dedica to molto più avanti, l’interesse per le belle donne fu immediato, anche se ho dovuto aspettare trentasette anni per conoscere di persona Ursula Andress, sempre affascinante ma non più come quando usciva dalle acque giamaicane. Contrariamente a quanto si può pensare, anche a sei anni il mio obiet tivo non era, da grande, diventare un agente segreto. Mi era chiaro che doveva essere un mestiere pericoloso. Poiché avevo capito che dietro 007 c’era il suo creatore Ian Fleming, morto poche settimane prima che io nascessi, decisi che sarei diventato uno scrittore di spystory. E, non avendo la sua esperienza diretta nel campo dei servizi segreti, ho cominciato a raccogliere un archivio sull’argomento, da cui nel 2010 avrei ricavato il mio libro “Le grandi spie” (Vallardi Editore). Più volte ho giocato su entrambi i tavoli, fiction e nonfiction: ho rico struito la vera storia di Mata Hari e l’ho romanzata sceneggiando nu merose puntate dell’omonimo serial di grande successo su Rai Radio2 con Veronica Pivetti. Con il mio romanzo più venduto, “Ladykill Morte accidentale di una lady” (tra le varie edizioni, cito quella di Mondadori del 2007), ho studiato le circostanze della morte di Lady Diana Spencer. E più volte mi sono occupato dei misteri di Marilyn Monroe (la diva citata da Ian Fleming in “Dalla Russia con amore”) e di John Kennedy, amico personale dello scrittore, dei quali parlo nel mio nuovo libro “La donna più bella del mondo” (Aliberti Editore) sottoli neando, documenti alla mano, la presenza dei servizi segreti negli ulti mi mesi dell’attrice.

Questo e altro, compresi i miei romanzi della serie “Nightshade” editi da Segretissimo Mondadori sotto lo pseudonimo François Torrent, sono frutto dell’influsso di Fleming e 007. Era doveroso, quindi, ricam biare il favore. Per oltre dieci anni sono stato traduttore (e per qual che tempo anche editore) dei nuovi romanzi della serie, da John Gardner a Raymond Benson. Ho tradotto e pubblicato Il traffico di diamanti e Thrilling Cities di Ian Fleming. Con Edward Coffrini Dell’Orto non solo ho scritto vari libri sul fenomeno Bond e fondato il primo fan club (che ora si estende anche ad altri argomenti, con le serate Borderfiction.com all’Admiral Hotel di Milano) ma anche risco perto un racconto dimenticato di Fleming, “007 a New York”, ora in cluso nella raccolta delle sue opere complete di narrativa. Avrò ripagato il mio debito? Chissà. Come canta Nancy Sinatra, “si vive solo due volte: una vita per te e una per i tuoi sogni”. I miei sogni bevono vodka martini e hanno licenza di uccidere.

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