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		<title>Roberta Verteramo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 15:09:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dare manifestazione o visibilità di un “fare” che porta all’incontro diretto con la processualità che ha consentito la veste formale e simbolica e la natura fisica di un oggetto; mettere a nudo, al tempo stesso,operazioni combinatorie che valorizzano il processo &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/roberta-verteramo.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3294" title="_16artroom3" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom3.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dare manifestazione o visibilità di un “fare” che porta all’incontro diretto con la processualità che ha consentito la veste formale e simbolica e la natura fisica di un oggetto; mettere a nudo, al tempo stesso,operazioni combinatorie che valorizzano il processo attuativo inprimo luogo mentale o progettuale e in secondo luogo materiale, alterandone in parte finalità, contenuti, forme, ma soprattutto rivelandoin termini imprevedibili quanto solitamente è trascurato o addiritturaoccultato, a che cosa conduce? A che cosa nel caso particolare presentato da Roberta Verteramo? È la messa a nudo di un codice euristico che conduce allo svelamento dei processi ideativi e costruttiviche portano all’oggetto finito. Un atto in buona misura coraggioso. Un atto che può declinarsi pure in una metaforizzazione dell’operatoartistico. Farlo attraverso la messa in mostra dei due processi, quelloideativo e quello fattuale, esposti per di più sullo stesso piano e comeparti di un unico discorso, farlo attraverso un segno che scava, graffia,sottrae, è forse metafora fra le più riuscite di questo atto creativo e altempo stesso di un atto cognitivo per così dire messi a nudo. Te ne accorgi nel fulminante confronto tra questi appunti mentali, grafici e pittorici, redatti in sequenze temporali, in svolgimenti reali, sopra la telae che per questo presentano i ritmi accelerati e pausati del pensiero el’oggetto finito tridimensionale. L’opera finale, catartica e rivelatrice.All’improvviso le curiosità, l’attrazione, il disagio, ma soprattutto il piacere che si prova davanti a quest’ultimo oggetto trovano – singolarerovesciamento dei processi cognitivi e dello stesso sguardo – riscontro e parziale risposta nella tela, che mostra appunto, attraverso lacondensazione processuale qui raccolta, da dove si è partiti e come siè arrivati a questa presenza. Personalmente credo che RobertaVerteramo vada sperimentando, attraverso ciò, un altro modo di “comunicare” l’arte, le sue modalità procedurali, rispettandone la specifica identità linguistica, il coinvolgimento estetico, dando al tempo stesso corpo a tutto quello che, dietro le quinte, ha portato infine a questo oggetto, a quella forma, a questi colori e a quei materiali. Una presenza, un essere che va modificando lo spazio circostante e lo spazioche appartiene all’opera e le sue inferenze di senso, di forma e d’altroancora. E con il mutare di tutto questo ecco che si modifica pure lanostra stessa sensibilità, la nostra idea dell’arte e del “fare” artistico.Specie quando, come in questo caso, esso unisce e contamina ambitiliminali (quello del design, quello della scultura, quello del colore edell’arte e quello dei materiali e delle funzioni ecc.). Si arriva infine amodificare almeno in parte noi stessi. Si prova anche, a conti fatti, unaltro piacere fisico, un’altra affezione per questi creati di Roberta.</p>
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		<title>Thomas Berra</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 15:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LiveIn Magazine</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="_16artroom1" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Inizia a dipingere da molto giovane. Sul suo percorso già diversemostre e collaborazioni: da Liberarea, la prima personale a Milano nel2005; una collettiva a Parigi presso la Galerie Marie Claude Goinardnel 2006; un duetto con l’artista Enrico Manera presso la galleria milanese Ars Italica nel 2007, anno in cui partecipa al Treno dell’Arte.Sempre nel 2007 Cow Parade sceglie una sua mucca con figure inbianco e nero per l’arco della Pace di Milano. Nel 2008 espone in unapersonale a Villa Litta a Milano, e in mostre collettive come il PremioItalian Factory presso la Fabbrica del Vapore di Milano o Vuoti a rendere presso Art Due gallery. Espone in Cina, a Pechino, con Mastersof Brera.Il 2008 è anche l’anno di Sold Out, una collettiva di giovani artisti, esordienti e non, ideata dall’artista, all’interno di un ex supermercato indisuso nei pressi di Limbiate. Nel 2009 due performance diverse insieme a Paul Kostaby; espone a Taormina presso la Fondazione Mazzullo e con il gruppo the Bag ArtFactory, di cui faceva parte. Sempre nel 2009 partecipa alla  edizione di Step09, esperienza cheripete l’anno successivo nella <a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3290" title="_16artroom2" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16artroom2.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>location del vecchio Museo della Scienzae della Tecnologia di Milano. Nel 2010  partecipa come relatore alla conferenza Art Attack: comel’arte invade il mondo della comunicazione, al circolo della Stampa diMilano, insieme a Bros e Valerio Berruti; espone a Villa Durazzo diSanta Margherita Ligure in una personale. Nella primavera del 2011partecipa alla prima edizione di Arte Accessibile a Milano e agli inizi diOttobre organizza una collettiva dal titolo EX presso la ex Chiesa diSan Carlo dei Barnabiti a Firenze. A Milano ha appena inaugurato una personale presso la Room galleriadi Charly Lioce, esponendo una grande tela con una scritta CIAO, giocando intorno ad una sola parola. Un breve accenno delle esperienze di Thomas Berra come testimonianza di un percorso che in pochi anni e velocemente si è evoluto, dove lo stile pittorico, la forma, i soggetti, i pensieri e il suo approccioal mondo dell’arte sono maturate sviscerando una cultura e delleopere sofisticate e più complesse, ancora in movimento.</p>
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		<title>Architetti del cioccolato</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 15:03:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La vita è un viaggio alla scoperta del nuovo, di luoghi affascinanti e diprodotti innovativi, si può viaggiare per diversi motivi ma ciò accomuna i percorsi è il mutare della prospettiva, del modo di osservare e percepire le cose, ottenendo &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/architetti-del-cioccolato.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3286" title="cigar7" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar7.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>La vita è un viaggio alla scoperta del nuovo, di luoghi affascinanti e diprodotti innovativi, si può viaggiare per diversi motivi ma ciò accomuna i percorsi è il mutare della prospettiva, del modo di osservare e percepire le cose, ottenendo fonti di ispirazione per affrontare quotidianamente il mercato e la vita. Per questomotivo ogni anno dedichiamo parte del nostro tempo a viaggiare inluoghi dove possiamo conoscere nuovi orizzonti che naturalmente ciindurranno a scoprire un nuovo modo di fare e interpretare la ricercadella qualità. Un viaggio senza un inizio però non può avere una fine,quindi parlando di cioccolato il viaggio inizia in luoghi per noi distanticome il Venezuela, il Messico, il Brasile e altri paesi della fascia equatoriale dove si vanno a scoprire i semi di cacao di alta qualità. Per fare un buon cioccolato non basta essere dei bravi maitre chocolatier ma è fondamentale partire da una materia prima eccellente: ilseme di cacao. Sono poi diversi i processi di lavorazione. Le declinazioni che troviamo sul mercato sono molteplici, dagli abbinamenti conla frutta sino alle spezie. Il cioccolato è molto di più quando si parla dicioccolato aromatico di alta qualità, parte proprio da qui quella che sipuò’ definire  “architettura del gusto” che ha come sua massima manifestazione la competizione dei più’ rinomati maître chocolatier che siterrà alla fine del 2014 ai world chocolate masters. I concorrenti si sfideranno a colpi di scalpello per stabilire “l’abilità architettonica” nellacreazione di torte, desserts, praline di cioccolato. Ma non sarà solo laforma ad eleggere il campione; gli equilibri degli aromi, e la creazionedi espressioni gustative inedite   saranno gli elementi decisivi per determinare il vincitore. Il mio consiglio: non perdere questa manifestazione purtroppo ancora oggi molto rinomata  solo fra gli “addetti ai lavori” e se vi capita di passeggiare per Londra spero che anche voi possiate per sbaglio inciampare nella boutique di Choccywoccydoodah, iltempio gotico del cioccolato.</p>
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		<title>XV Festival Habano</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 15:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Martedì 26 febbraio al Sabato 2 Marzo, 2013, Cuba è stata, comesempre, il punto di incontro per gli appassionati del miglior tabaccodel mondo. In questa occasione, il Festival, che celebra il suo quindicesimo anniversario, è stato dedicato a due &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/xv-festival-habano.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3283" title="cigar6" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar6.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Da Martedì 26 febbraio al Sabato 2 Marzo, 2013, Cuba è stata, comesempre, il punto di incontro per gli appassionati del miglior tabaccodel mondo. In questa occasione, il Festival, che celebra il suo quindicesimo anniversario, è stato dedicato a due marchi: Montecristo ePartagas. Gli appassionati, provenienti da più di 70 paesi, hanno potuto godere dei riti edonistici intorno al tabacco cubano e hanno potutoessere i primi a degustare i nuovi  sigari che Habanos ha lanciato quest’anno. La principale novità di questa edizione è la celebrazione delSalone &#8220;Tabaco y Gastronomía&#8221; con esclusive ricette in cui il tabaccocubano diventare l’ingrediente principale.La “Noche de Bienvenida”, dedicata a Montecristo, in via eccezionale,si è tenuta in un contesto storico unico della città di L&#8217;Avana: La fortezza “El Morro” che si affaccia sulla baia regalando un panoramamozzafiato. Il Festival si è chiuso Sabato 2 marzo con la serata di galacaratterizzata da esibizioni di artisti cubani di fama mondiale comeOmara Portuondo, durante la serata ha avuto luogo la tradizionaleasta Humidor a favore del sistema sanitario pubblica di Cuba. <a href="http://www.habanos.com">www.habanos.com</a></p>
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		<title>Cohiba</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LiveIn Magazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è la prima puntata di una lunga serie dove presenteremo lemarche che hanno fatto la storia del sigaro cubano.La prima, alla quale sono legato per la passione e l’alta qualità del prodotto, è probabilmente la più conosciuta al mondo &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/cohiba.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3279" title="cigar5" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar5.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Questo è la prima puntata di una lunga serie dove presenteremo lemarche che hanno fatto la storia del sigaro cubano.La prima, alla quale sono legato per la passione e l’alta qualità del prodotto, è probabilmente la più conosciuta al mondo e la più apprezzata, sto parlando di Cohiba&#8230; La marca che sopra ogni cosa simboleggia il lusso ed il prestigio del sigaro cubano. Cohiba, il cui nome risale alla antica denominazione data dagli indianiTaíno alla piante di tabacco, inizia la commercializzazione di sigari nel 1967 ma la sua produzione, situata nella fabbrica El Laguito sita allaperiferia dell&#8217;Avana, è scarsa perché produce sigari destinati, per volere di Fidel Castro, ad essere regalati a capi di Stato e diplomatici stranieri. La vera svolta avviene nel 1982 quando la marca viene lanciata nelmercato spagnolo (il numero uno dopo l&#8217;embargo degli USA). L&#8217;origine leggendaria legata ai primi esclusivi destinatari (Fidel Castroed il Che) fanno di questo puros il vero mito di Cuba. Il lancio internazionle avviene con tre vitolas, a cui ne seguirono altretre nell&#8217;88 e la serie dei Siglo nel 1992. Più recentemente la serie dei tubos, inaugurata con il lancio del Siglo VI. Nel corso del 2007, il lancio della prestigiosa linea Maduro 5, in trenuovi esclusivi formati, la cui capa scura ha un invecchiamento naturale di cinque anni ed è destinata agli appassionati più esigenti. Senza alcun dubbio il vertice della produzione cubana sotto tutti ipunti di vista. In Italia si trovano nelle tabaccherie più rifornite.</p>
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		<title>Il vecchio drappiere</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:54:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’obiettivo di questo articolo è di far capire cos’è il Vecchio Drappieredi Milano. Per me, e sono convinto anche per molti altri, il Vecchio Drappiere è orgasmico. Si, avete letto bene. Il perché? Ora ve lo spiego. Abbandonate per una &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/il-vecchio-drappiere.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3276" title="cigar4" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar4.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L’obiettivo di questo articolo è di far capire cos’è il Vecchio Drappieredi Milano. Per me, e sono convinto anche per molti altri, il Vecchio Drappiere è orgasmico. Si, avete letto bene. Il perché? Ora ve lo spiego. Abbandonate per una volta l’idea del sesso e della fisicità. Entratenel mondo delle emozioni profonde, dovute a sensazioni di massimafelicità e al super godimento. Ecco, solo dopo aver raggiunto questidue stadi metafisici posso accompagnarvi, senza farvi scomodare dallavostra amata poltrona, in quello che è una delle più importanti boutique del tessuto d’epoca italiane. Vero punto di incontro di uomini vanitosi e dandy cresciuti a pane edeleganza. Li si nascondono, in Via Meravigli 16, a due passi da PiazzaCordusio di Milano, i tessuti da abito d’epoca più prestigiosi e bellid’Italia e, in alcuni casi, d’Europa. Tutti sono in via di estinzione! Certo,non è semplice scovarli. Dovrete chiedere la complicità di Daniela ePaola, le due titolari: vere e proprie appassionate del tessuto che fu.Infatti, a loro, una volta entrati, occorrerà pronunciare testuali parole:tessuto vintage vero! Poi dopo alcune domande, volte ad individuarecosa state cercando, saranno loro ad iniziare un’oculata ricerca neltessuto d’un tempo. E saranno proprio quei momenti di attesa e disperanza  che vanno dall’esternazione di un vostro desiderio al risultato della ricerca compiuta da Paola e Daniela  i più difficili ed ansiosi. Poi quando davanti ai vostri occhi, quasi per magia, i vostri sogni diventeranno realtà la vostra giornata cambierà. La vostra gioia sarà palpabile e i vostri occhi non staranno più nelle orbite. Una scatola di pasticche di ecstasy non sarà nulla a confronto! Finalmente potrete toccare con mano fantasie e grammature di tessuti antichi  non comequelli odierni  creati per durare e per stupire nel tempo; capaci difarvi fare la differenza ovunque voi dovrete recarvi: sia che si tratti diun’importante appuntamento di lavoro e sia che si tratti di una piacevole giornata in campagna con la vostra famiglia. Insomma, un’oretta dal Vecchio Drappiere al giorno toglie il medicodi torno. Ve lo garantisco io! Farà innalzare la vostra felicità, ridarà nobiltà al tatto e alla vista e vi permetterà di giocare con l’immaginazione: quella dell’abito finito, cucito a mano dal vostro sarto di fiducia! L’unica controindicazione? Date sempre un occhio a vostro orologio.Il tempo volerà!</p>
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		<title>Franceschetti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:51:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei primi decenni del Novecento, a Montegranaro nelle Marche, subito dopo la prima guerra mondiale, Adelio Franceschetti, nonno degli attuali proprietari del calzaturificio Franceschetti, inizia a produrre scarpe da uomo lavorate interamente a mano nella bottega sottocasa. I due figli, &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/franceschetti.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3273" title="cigar3" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar3.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Nei primi decenni del Novecento, a Montegranaro nelle Marche, subito dopo la prima guerra mondiale, Adelio Franceschetti, nonno degli attuali proprietari del calzaturificio Franceschetti, inizia a produrre scarpe da uomo lavorate interamente a mano nella bottega sottocasa. I due figli, Annibale ed Ugo, lo affiancano ben presto in bottegae sul finire della seconda guerra mondiale Adelio fonda, con il lorosupporto, la ditta “Calzaturificio Adelio” dei Fratelli Franceschetti.Sono questi ultimi che portano avanti la produzione di calzature dopola morte prematura del padre avvenuta nel 1957, cambiando più volte ubicazione al laboratorio, fino al 1965, quando viene inaugurata quella che ancora oggi è la sede del calzaturificio Franceschetti. Nel 1983, con il passaggio alla terza generazione, viene costituita l’attuale società, il calzaturificio “Franceschetti s.r.l.”. L’azienda, oltre avendere in Italia, inizia subito ad esportare, affermandosi in Austria, Germania, Giappone e Belgio. Attualmente il Calzaturificio Franceschetti, fedele ad una chiara propensione artigianale, opera con buoni risultati in alcuni fra i principalimercati internazionali, tra cui spiccano Germania, Russia, Italia, HongKong, Austria, Francia, Stati Uniti, Turchia e Giappone. La chiave delsuccesso è stata quella di aver puntato sempre alla realizzazione di unprodotto di altissima gamma, principalmente in cuoio e caratterizzatoda lavorazioni con doppie cuciture blake rapid, fresatura a mano, tamponature e colorazioni dei pellami anch’esse realizzate esclusivamente a mano, come si addice ai più grandi maestri bottier. Una costante inconfondibile connota ciascun marchio: la naturalepropensione dei maestri artigiani del calzaturificio Franceschetti versol’eccellenza e la massima cura di ogni dettaglio. L’azienda opera con diversi marchi di proprietà. In particolare, Franceschetti è il marchio legato al nome della famiglia, dal gusto raffinato e dalle linee tipicamente italiane, incarna al meglio il connubio fradesign e artigianato made in Italy. Il marchio Lendvay &amp; Schwarcz si distingue invece per il recupero della tradizionale scarpa classica dalle linee ungheresi, che ancora oggi rappresenta un must nel mercato mitteleuropeo. Il marchio W.Gibbs è infine connotato dalla tipicascarpa all’inglese, che richiama il gusto classico e senza tempo dei gentleman britannici.</p>
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		<title>Drogheria della Rosa</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:48:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Entrare alla Drogheria della Rosa nel centro di bologna è un piacevole viaggio nel tempo. Lo stile del locale, le persone che chiacchierano tra loro e la presenzaimmancabile di Emanuele Addone. Già si potrebbe sintetizzare che illocale è lui. Ed &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/drogheria-della-rosa.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3270" title="cigar2" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar2.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Entrare alla Drogheria della Rosa nel centro di bologna è un piacevole viaggio nel tempo. Lo stile del locale, le persone che chiacchierano tra loro e la presenzaimmancabile di Emanuele Addone. Già si potrebbe sintetizzare che illocale è lui. Ed è proprio questo stile inconfondibile e piacevole che rende questoposto speciale, un luogo dove mangiare e bere bene ma soprattuttodove stare bene. Già perché sia che tu sia da solo o in compagnia nonsi può non essere contagiati dallo spirito di Emanuele e dopo pochiminuti ci si trova a chiacchierare tutti insieme e quando purtroppo iltempo a disposizione finisce tutti, ma proprio tutti, se ne escono salutando i presenti e con un inconfondibile espressione di tristezza perquella piacevolissima parentesi purtroppo terminata.Alla prossima volta Emanuele e grazie.nDrogheria della Rosa, via Cartoleria, 10 BolognaTel. +39 051222529  <a href="mailto:info@drogheriadellarosa.it" target="_blank">info@drogheriadellarosa.it</a></p>
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		<title>Tra arte e manualità</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LiveIn Magazine</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3267" title="cigar1" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/cigar1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sono un pò in anticipo, spero non sia grave. Il tempo non è dei migliori, è una classica mattinata milanese, fatta di nuvole e tempo incerto.Suono al citofono alle 10e20, qualche piano in ascensore e poi davanti ame mi si presenta una semplicissima porta con un’altrettanto semplicetarga: Camiceria Siniscalchi. Ad aprirmi una distinta signora il cui abbigliamento non lasciava dubbi: è una camiciaia. In attesa del maestroSiniscalchi mi guardo intorno. Le pareti in legno sono rivestite da eleganti mensole ricoperte da circa milleduecento pezze di stoffa. Ce nesono di tutti i colori e di tutti i generi, ma tutti hanno un denominatorecomune: sono di qualità elevatissima. Sempre in attesa del maestroposo gli occhi su dei pezzettini di stoffa ricamati, da li a poco scopriròche sono le iniziali e le firme di principi, re, duchi, conti e tanti, anzi tantissimi, personaggi famosi, appartenenti al mondo dell’economia italiana. Ma la cosa più sorprendente è il non trovare nessuna camicia esposta e nessun collo in bella vista. Dopo cinque minuti, ecco uscire dal suolaboratorio Alessandro Siniscalchi, ormai quasi unico camiciaio in Italiadel fatto totalmente a mano. L’accoglienza è molto garbata ma allo stesso tempo, semplice; tipica di chi è abituato ad accogliere sceicchi, nobilie personaggi famosi. Alessandro mi invita a seguirlo nel suo regno: il laboratorio ovvero dove crea il suoi capolavori, le camicie fatte a mano.Subito mi ricava una nicchia su di un tavolino, mi fa accomodare li perché, così mi disse, gli artigiani non hanno molto tempo. Nel frattempochiedo di poter fare qualche foto al laboratorio e all’atelier, la risposta(in attesa della moglie Cinzia) è affermativa. A distanza di due minuti lamoglie chiama, lui scende per darle una mano e lei sale. Cinzia inSiniscalchi è una donna molto pragmatica, talmente pragmatica da accogliermi, come se fossi a casa, nella cucina a fianco al laboratorio. Mi devespiegare cos’hanno di così tanto speciale le camicie Sinisclachi, tanto daessere scelte dai grandi della terra. Nel frattempo però è stata un fiumein piena la cui acqua prende il nome di passione, anzi amore per il proprio lavoro, e in questo caso anche manualità ed artigianalità. Ma è oradi iniziare, la penna e il blocco appunti stanno già scalpitando; sonopronti a metter per iscritto una storia di bell’Italia. Un’Italia del fatto amano; un’Italia capace ancora una volta di far brillare nel mondo queltanto invidiato “stivale”. E così Cinzia, o meglio la signora Siniscalchi, inizia a spiegarmi quali sono le lavorazioni di una loro camicia. Il tutto inizia con un appuntamento nell’atelier di Via Vittorio Veneto a Milano conun incontro tra il maestro Alessandro e l’ipotetico cliente. In un’atmosfera di gran classe inizia un rapporto tra chi apprezza il fatto a mano echi il fatto a mano lo realizza. Dopo aver scelto le stoffe inizia la prima ase, prender le misure. Una volta riportate su di un’apposita schedacliente ecco arrivare la seconda di fase, la realizzazione di un cartamodello personale in grado di ricalcare perfettamente le misure prese.Tagliato il cartamodello si passa ad una bozza in telina, con collo e polsifinti. La telina, rappresenta una tappa fondamentale sia per il camiciaioche per il cliente. Il primo cercherà di capire cosa vuole veramente, soprattutto in termini di collo e di polsi, mentre il secondo di interpretareal meglio le esigenze di chi la sta provando. Ho citato i colli ed i polsiperchè, a differenza delle camicerie industriali, Cinzia e Alessandro nonhanno nessun tipo di collo pronto, quello lo si va a costruire assieme alcliente. Dopo quest’operazione si passa alla realizzazione della camicia.Prima di tagliare ed unire tutti i vari pezzi, lastoffa viene lavata e stirata,ad una temperatura tra i 90 e i 95 °C. Quest’operazione è necessariaper far si che il tessuto si ritiri il più possibile; solo così si riusciranno asventare brutti inconvenienti dopo la cucitura. Una volta imbastita edassemblata la futura camicia, prima di passare alla cucitura vera e propria, la si fa indossare ancora al cliente. Ultimata questa prova la sismonta e la si ricuce in modo definitivo. Dopo circa tre settimane, questo è il tempo per aver una camicia Siniscalchi, ecco il capolavoro: la camicia si può indossare. Pensate che sia finita qui? Niente affatto perchèil cliente è vivamente consigliato ad usare e lavare la camicia due o trevolte prima di ritornare dai coniugi Siniscalchi per avere un prodottoveramente su misura. Si perchè per il maestro Siniscalchi la capacità diun prodotto esclusivo viene proprio dopo l’uso; prima, quando non èancora stata indossata e lavata, la camicia è solo un assemblaggio di piùstoffe uguali. A questo punto il cliente torna in atelier e il consiglio diCinzia, è quello di portarvi un’altra camicia di ricambio. Il motivo èmolto semplice, il 95% dei casi è da ritoccare eliminando così tutti quelli che sono i difetti. Perchè la camicia, essendo un capo di biancheria, siva a modificare con la nostra postura e temperatura corporea. Solodopo l’utilizzo il maestro riuscirà a capire dove fa difetto. Ed è proprioper questo motivo che il nuovo cliente è quasi obbligato ad ordinareuna sola camicia. Una volta rimodificata, dopo averla usata, il capolavoro è definitivo; solo allora si avrà un vero e proprio su misura, in gradodi assecondare perfettamente il proprio corpo. La camicia viene fornitadi colli e polsi di ricambio, mentre il cartamodello definitivo rimane archiviato gelosamente in laboratorio, in attesa del prossimo ordine.</p>
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		<title>Wallasey, home of Stableford</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 14:41:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando si pensa ad un links, è naturale pensare a Saint Andrews, Gleneagles, Muirfield, tuttavia sia in Scozia che in Inghilterra esistonocampi, meno conosciuti, ma dal grande fascino sia per l’aspetto tecnico che per quello paesaggistico. Wallasey Golf Club è &#8230; <a href="http://www.liveinmagazine.it/architecture/wallasey-home-of-stableford.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16green5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3264" title="_16green5" src="http://www.liveinmagazine.it/wp-content/uploads/16green5.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Quando si pensa ad un links, è naturale pensare a Saint Andrews, Gleneagles, Muirfield, tuttavia sia in Scozia che in Inghilterra esistonocampi, meno conosciuti, ma dal grande fascino sia per l’aspetto tecnico che per quello paesaggistico. Wallasey Golf Club è uno di questi. Inquesto circolo si è scritto un pezzo di storia del golf mondiale.Situato a nord ovest di Liverpool, nella penisola di Wirral, l’WallaseyGolf Club dista pochi chilometri dal più conosciuto Royal Liverpool.Dando un’occhiata su Google Maps, potrete notare la notevole concentrazione di campi presenti in questa fascia costiera: St. Annes OldLinks, Royal Lythams &amp; St.Annes (teatro dell’ultimo The Open),Fairhaven, Royal Birkdale, Hillside, Southport &amp; Ainsdale, West Fancs,Formby. Fondato nel 1891, fu disegnato da Old Tom Morris. E’ qui cheFrank Stableford sviluppò, a seguito di una discussione con DuncanTaylor camminando lungo il fairway della buca 2, il tanto conosciuto“score system Stableford”,  introdotto per la prima volta nel 1932 inoccasione di una gara di circolo. Il resto è storia di tutti i giorni. Il paesaggio che circonda questo links è davvero suggestivo, quasi mistico, sembra di essere in un una scena del film Highlander. Molticampi che sorgono a nord, lungo le coste inglesi e scozzesi offronoquesto tipo di sensazioni. Il vento che soffia dal Mar d’Irlanda è unacostante, come in cinguettio delle allodole.Già dal tee della 1 si capisce quanto tecnico e delicato è il campo. La partenza è alta, come tutte le prime cinque buche. I fairways sonostretti, ai bordi fittissimi rough, spesso rinforzati da alti rough, deno-minati deep rough. Molte delle buche, caratteristiche dei migliori links, sono circondati dafolti cespugli (finirci dentro è fatale) e da cespugli di ginestre spinose. Il Wallasey Golf Club ha ospitato diverse “qualifiche” in occasionedelle edizioni del The Open giocatesi al Royal Liverpool (prossima edizione nel 2014). Va ricordata l’incredibile e straordinaria impresa,sino ad oggi imbattuta, realizzata da Bobby Jones nel 1930. In quell’anno Jones passò le qualifiche all’Wallasey per andare a vincere il The Open a Hoylake. Nello stesso anno vinse anche l’US Open Championship, il British e U.S. Amateur Championship  per concludere così la sua gloriosa carriera. Chi può biasimarlo?Il par 4 della buca 2, dedicata a Frank Stableford, è una bella sfida specialmente quando soffia il vento. Fairway stretto, dog leg a destra congrose e bush sia a destra che a sinistra ed alberi sulla destra alla finedella buca. Stroke index 5. Giocando all’Wallasey vi accorgerete didue cose: la maggior parte delle buche con dog leg girano verso destra, e dei quattro par 5, tre hanno uno stroke index (indice hcp pernoi) di 1, 2 e 3! La buca più suggestiva è sicuramente la 4, chiamataSeaway, un par 5 con stroke index 1. Qui ogni buca ha un nome e nonsolo un numero. Agli inglesi piace chiamare le buche  per nome, forseper un senso di rispetto, chissà. La partenza è dall’alto della collina.Guardando giù a destra il Mar d’Irlanda, che sembra come attendere ilcolpo. Il fairway, dalle linee sinuose, si incrocia con quello della 17, acreare una sorta di disegno che sembra uscire da una litografia diGraeme Baxter. Il green è ben difeso da quattro profondi bunker eper chi ha già giocato in un links inglese o scozzese ha ben presentedel significato di profondo. Nonostante l’hcp 1, questa buca non è difficile ed offre margini di recupero discreti in una giornata di ventopiatto. Tuttavia lungo la costa le giornate non ventose sono una rarità!Non è difficile completare le 18 buche in poco più di quattro ore. Fateattenzione a rispettare i tempi di gioco e l’etichetta, qui sono abbastanza severi. Un’ultima curiosità: quattro delle originali buche createben 120 anni fa, non hanno subito alcuna variazione e sono ad oggi in-corporate nelle 18 buche del percorso. Si tratta della Stableford (bucan.2), la Lane (buca n.7), Hummocks (buca n.8) e Old Glory (bucan.12). Drive your ball!</p>
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