Due parole con Demo

Un mercoledì mattina, solito controllo delle e-mail, arriva un messaggio con titolo how about this company? Mittente Francesco De Molfetta, in arte Demo.

Trattasi di un link al sito di Espoarte, dove, una volta cliccato, saltano fuori tutta una serie di oggetti per l’arredo dalle aziende più disparate. Unico comune denominate, l’idea dev’essere necessariamente azzardata. Non per tutti insomma. Afferro il cellulare e lo chiamo immediatamente, lui risponde mentre sta facendo altre venti cose contemporaneamente. Due battute sul multitasking, due giri di parole per deformazione professionale e scopro che in mezzo a tutti quegli oggetti visti sul portale, l’occhio era caduto sulla stessa cosa ad entrambi. The Octopus Chair di Maximo Riera, Alessandro ma cosa non è? Dice soppesando la pausa dopo quella vocale tirata. Io rilancio con, ma hai visto che l’autore è un’artista? E poi questo Riera ha fatto una collezione con tutta una serie di animali ed insetti. Non sono ancora visibili sul sito, ma sono già in cantiere. Una sorta di omaggio a madre natura. Comunque, ribadisce il Demo, il polipo è spettacolare. Indubbiamente un vero pezzo di art-design fatto con grande cura e con le nuove tecnologie a nostra disposizione. Ma cosa al custerà? Parte una risata generale. Io, ovviamente, trovo alcuni aspetti da poter criticare. I braccioli potevano essere disegnati meglio. Sarà comoda? Sì, da spostare! In mezzo a tante considerazioni e un pò di sano gossip c’è da dire che questa serie di Riera ricorda molto lo stile dell’azienda Olandese Moooi e, non a caso, anche alla genesi dei Droog Design. Il polipo in questione è d’origine iberica, ma l’accostamento al nero carbone e ad una seduta dell’ottocento, ha tutto forché del latino. Basta pensare ad esempi come Fortuny, de la Prada o ai fratelli Campana che nulla hanno da spartire con questa seduta moderna. Con Demo andiamo avanti per altri minuti a perdere. Non si riesce mai a fare un discorso mirato con lui. Il divagare, un pò come dovrebbe fare il design oggi, è nel suo DNA. E mentre ci salutiamo quasi mi dimentico per quale motivo c’eravamo sentiti. Demo, dico a voce bassa in modo timido. Dimmi Ale, rispondendo con lo stesso tono. Ma chi è Maximo Riera?!

- Studio Zesign

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