L’atto di creare è stato percepito come esclusivo attributo delladivinità: Dante, Leonardo non si sarebbero mai definiti creativi.La parola creatività entra nel nostro lessico comune negli anni ‘50. Henri Poincarè, filosofo matematico francesene dà la sua definizione: “creatività: è unire elementi esistenticon connessioni nuove, che siano utili”.
Nel nostro contemporaneo si fa un uso abnorme della parola creatività, spesso si associa allaparola creativo quella di genio, snaturandone entrambe i significati, soprattutto a discapito dichi è genio davvero e che non ha nessuna voglia di appartenere all’altra categoria.La creatività è come una pianta e non sempre nasce rigogliosa senza un humus idoneo, questohumus è figlio di accadimenti imperscrutabili che non dipendono da noi. Dante avrebbe scritto la Divina Commedia se si fosse trovato a vivere in un’altra regione o inun altro contesto storico? Leonardo, se fosse vissuto nella nostra epoca si sarebbe immagina-to tutte le sue meravigliose macchine? Chi può dirlo!Non so se io sono creativo, di sicuro credo di essere motivato da un entusiasmo naturale chemi spinge a sperimentare senza paura nuove strade. Non bisogna aver paura di sbagliare, maanzi bisogna essere convinti che l’eventuale sbaglio possa indicare una nuova strada da perse-guire. Mi piace definire il mio studio una piccola “fabbrica del cioccolato”; un’officina per la spe-rimentazione dove provare a giocare con materiali, forme e sensazioni; un luogo dove non ènecessario partire da logiche di marketing prestabilite, dove la partenza è anche arrivo, maanche un percorso a ritroso; un luogo-non luogo dove si fabbricano spazi e oggetti che stimo-lino emozioni. Come un moderno Willy Wonka ho creato bastoni da passeggio perché ritene-vo fosse interessante riproporre un oggetto di design che bene si collocava tra la moda e ilcomplemento di arredo; il bastone è l’oggetto che si indossa, è l’oggetto che quando viene ri-posto in casa diventa un oggetto d’arte, la scultura che rende calda la casa e palesa all’ospiteamico il proprio essere, il bastone è per me la scultura che ti porti addosso.Gli imput che mi spingono alla creazione dei miei bastoni sono molteplici e più mi addentronell’argomento più mi sento ribollire di nuove estreme soluzioni. Non mi pongo vincoli; nien-te è affidato al caso: dalla scelta dei materiali alle soluzioni tecniche; con il passare del tempo inrealtà mi sono riappropriato del valore che il bastone porta con sé: un intrinseco potenzialecomunicativo: il bastone ironico che nasconde un messaggio, il bastone colorato che ravviva lagiornata, il bastone tecnologico segno dei nostri tempi iperveloci. Anche nella mia ultima colle-zione di bastoni, che ha per tema il Golf, ho scomposto e ricomposto le mazze, facendo diven-tare le palline elementi decorativi, giocando a volte con gli Svarowski e i cristalli, o dando unanota di colore con banalissimi elastici. Risultato: un messaggio nuovo che comunica lo sportdel golf ad una fascia di utenti più larga, non snaturandone il valore elitario di questo sport.Tutto ciò si rispecchia nel mio modo di progettare ed approcciare ogni tipo di progetto, dall’in-terior design all’industrial design, che per scelta, non segue schemi ideologici tipici dell’architet-tura contemporanea, come fa chi cerca di dare delle regole creative al progetto, ma vuole riap-propriarsi del piacere dell’invenzione; è per questo che nascono nel mio studio, insieme aSilvia Scuffi Abati, idee che cambiano percorso all’improvviso, metodi comunicativi diversi mapervasi da un naturale entusiasmo, sia che abbiamo come argomento la ristrutturazione di re-sidenze private, o il concept per locali in franchising, il restayling di un locale alla moda o l’inte-rior design di un albergo. Questo nostro percorrere strade trasversali ci permette di creareprodotti anche per aziende sia nell’ambito dell’industrial design che nel progettare allestimen-ti fieristici, allestimenti che diventano il veicolo comunicativo all’interno di Fiere o eventi del-l’azienda stessa. Sperimentare per eventi aiuta anche a capire le esigenze delle aziende e asaper identificarne le loro potenzialità. Credo che la professionalità di un architetto sia quella didare un servizio al proprio committente. Il banco di prova creativo è solo un mezzo per rag-giungere questo obiettivo.






