I moschettieri del gusto alla corte di Re Giorgio

In momenti nei quali sembra che le istituzioni non abbiano particolarmente a cuore le tipicità e le emergenze in via di estinzione, nasce la Confraternita del Gnocco d’Oro, una compagine tutt’altro che austera dei Cavalieri de Gran Gnoc, in missione per conto della tradizione.
Un pool di agenti segreti del gusto, ben intenzionati a proteggere il gnocco fritto, prodotto di antichissima memoria, che pare sia diventato materia da tutelare. Da una ricerca effettuata su un campione di 10 donne sotto ai cinquant’anni, emerge infatti che il gnocco è ben lungi dall’essere padroneggiato dalle massaie odierne, si apprende con una certa preoccupazione che solo 2 su 10 sono in grado di preparare e friggere il gnocco fritto modenese. La notizia ha creato scalpore e  ha fatto suonare un campanello d’allarme ai tanti estimatori della dorata losanga, imponendo un energica reazione. In una sera nebbiosa dell’inverno 2003 si costituisce dunque al Caffè dell’Orologio di Modena la Confraternita del Gnocco d’Oro, il luogo non è scelto a caso, quelle quattro mura erano storicamente famose per i maccheroni con il ragù scodellati a mezzanotte, e per un piccolo panino con lo zampone, somministrato a tutte le ore del giorno e della sera come sostanzioso spuntino. In quel luogo simbolo della tradizione modenese, si dava vita a un’associazione culturale con il preciso obiettivo di valorizzare, promuovere, e tutelare, il buon cibo modenese, ormai divenuto bandiera di un territorio.
Superando i luoghi comuni dell’apparente semplicità di un piatto povero, che potrebbe trarre in inganno qualcuno, non si tratta solamente di pochi ingredienti mescolati alla bell’è meglio, il gnocco affonda la sua genesi nella notte dei tempi, un piatto antichissimo che ha avuto celebri estimatori, e che oggi purtroppo nelle case si frigge sempre più raramente.
Paradossalmente sono i locali pubblici che stanno preservando la tradizione del gnocco, prendendo il testimone di rezdore di Tassoniana memoria, un classico che è cucinato con cura e abbinato a salumi e formaggi sopraffini, in molti locali della provincia, numerosi bar lo servono a colazione, e in parecchie trattorie e ristoranti rappresenta il piatto forte. Quello che però lascia stupiti è l’espansione di questo piatto in molte città italiane e in diverse capitali del mondo, dove grazie probabilmente a qualche esule emiliano, che aveva a cuore le ricette della sua terra, si è diffuso grandemente, e assolve a un’insolita funzione conviviale di aggregazione, divenendo in alcuni casi cibo trendy.
Ecco perché è nata la Confraternita.
Dopo la realizzazione di un volume sui luoghi dell’eccellenza dove gustare il miglior gnocco fritto modenese a colazione, nella sede locale della Camera di Commercio si sono decise le dieci migliori ricette a base di gnocco fritto.
Il giorno venerdi 30 settembre 2011, è finalmente giunta l’ora di assegnare il titolo di Ambasciatore de Gran Gnocco 2011,  e nella splendida cornice del settecentesco Palazzo Jacometti-Ciofi a Firenze che ospita la pluripremiata Enoteca Pinchiorri, ha avuto luogo la consegna del prestigioso riconoscimento al patron Giorgio Pinchiorri, natio di Monzone di Pavullo, e alla moglie Annie Feolde Nizzarda. L’avvenimento è stato suggellato dalla consegna di alcuni doni che ben rappresentano Modena, una bottiglia Magnum del Lambrusco Chiarli, che ha appena ricevuto l’ambito 3 bicchieri dalla guida Gambero Rosso, firmata da Anselmo Chiarli, e da una preziosa serie di aceti Giusti, risalenti fino al ‘700, replica di una confezione in legno voluta da Luciano Pavarotti, che fu donata in occasione di un asta di beneficenza per la Croce Rossa. Un momento indimenticabile per il Gran Giurì della Confraternita del Gnocco d’Oro, che ha mantenuto l’impegno preso di tutelare e valorizzare, il gnocco fritto modenese, premiando ogni anno, due tra chef, giornalisti, esponenti della cultura, che si siano dedicati con amore al buon cibo modenese, reinterpretandone la ricetta, scrivendone, parlandone, valorizzandone le peculiarità.
Dopo la consegna del premio, lo scorso giugno, a Massimo Bottura dell’Osteria La Francescana, appena proclamato miglior chef del mondo, l’importante riconoscimento della Confraternita raggiunge dunque uno dei modenesi più famosi del mondo, nell’ambito della eno gastronomia e nell’arte dell’ospitalità, un raffinato conosseur, somellieres, e imprenditore di successo che ha saputo imporsi con capacità e creatività, divenendo un punto di riferimento assoluto nel mondo del vino. Nella sua leggendaria cantina, considerata una delle quattro più importanti al mondo, riposano casse e casse dei più grandi vini del pianeta, anche di grande formato, con abbondanza di italiani e francesi. Scendere nel caveau sottostante accompagnati da Maurizio Giani, competente e brillante vicedirettore, provoca un brivido alla schiena, un emozione grande, anche per chi non ne capisse di vino, l’enorme numero di top wine, che giacciono in attesa del palato giusto in grado di apprezzarle, è veramente stupefacente. Tra le bottiglie che si ricordano per una vita intera c’è lo Chateau Lafitte del 1861, quotata oltre 35.000 euro, la più antica presente all’Enoteca Pinchiorri, ma circondata da bottiglie altrettanto memorabili. Guadagnata in punta di piedi l’uscita della cantina, si risale alle antiche sale affrescate, dove è obbligatorio sedere e stare al gioco, lasciandosi prendere per mano da Giorgio Pinchiorri e da Annie Feolde, compagna di una vita, chef di grande caratura che ha condotto la cucina fin dal 1972, complice affettuosa in questa avventura, iniziata con una semplice rivendita e mescita di vini: un bicchiere 25 lire.
Tra i grandi ospiti si ricordano il Primo Ministro giapponese Yasuhiro Nakasone e il principe ereditario, arrivati in incognito al ristorante con una giulietta; Giorgio Armani e Valentino, seduti insieme allo stesso tavolo; la famiglia Bush, con il futuro presidente George W. che però ordinò Coca Cola; Oriana Fallaci. Dal 2001 in poi è venuta ogni qualvolta ha potuto, fino a quando ha potuto.
Una delle mie donne preferite di sempre; Antony “Hannibal Lecter” Hopkins; e tanti altri, ben consapevoli di partecipare a un esperienza indimenticabile.
foto di Alessandro Boscolo Agostini

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