10 domande a Carla Sozzani, 10 domande a chi gli anni ‘80 gli ha “fatti” e continua oggi a creare tendenze…
Ci racconta la sua esperienza come direttore di alcune tra le più note riviste di moda italiane? E come questa è confluita nell’ideazione del suo concept store?
Ho avuto il privilegio di iniziare a lavorare in un giornale di moda nel 68, quando le sfilate erano alla Sala Bianca a Firenze e all’alta moda a Roma sfilavano tra gli altri: Principessa Galitzine, Schuberth, Carosa, le Sorelle Fontana… Valentino.
Emilio Pucci inventava colori e materiali. Ho visto Walter Albini portare la moda da Firenze a Milano, Saint Laurent creare Rive Gauche e Rudi Gernreich proporre il nudo. E Kenzo!
A Londra Zandra Rhodes, Bill Gibbs, Jean Muir e Vivienne Westwood.
E poi gli anni 80, Thierry Mugler, Alaia, Jean Pau Gautier, Gianni Versace, Giorgio Armani, e Comme des GarÁons, Yohij Yamamoto, e Martin Margiela.
Guardando indietro, cosa rimpiange degli anni ’80? Se c’é qualcosa da rimpiangere…
L’entusiasmo, la spontaneità, il punto di vista preciso, ogni stilista aveva la sua “Maison”, la creatività pura portava alternative originali, novità assolute che incidevano nel gusto e comportamenti.
Un oggetto, un capo, un personaggio, una moda… o altro, cosa definirebbe come più rappresentativo di quegli anni?
Impossibile… tutto era entusiasmante perché nuovo e con una sua identità così precisa.
Dal suo punto di vista come si è sviluppato da allora il senso per la creatività?
Ha preso una direzione diversa, i direttori creativi hanno spesso sostituito i creatori.
E’ evidente il peso delle considerazioni economiche e finanziarie.
Quanto ha contato per lei il sodalizio personale e creativo con l’artista americano Kris Ruhs?
Tutto.
Come nasce un nuovo prodotto firmato 10 Corso Como? Da dove prende l’ispirazione?
Dal momento, dagli incontri, senza un vero programma, sono dettate soprattutto dal piacere di collaborare con altri brand che rispetto.
Il suo concept store ha mosso i primi passi nella scena milanese vent’anni fa, in una zona allora inedita per questo tipo di gallerie e negozi, ne prevedeva in cambiamento così radicale?
No, non c’é mai stato il tempo di pensarci, gli anni e gli avvenimenti si sono snodati velocissimi
10 Corso Como, oltre ad essere identificato con un modo di interpretare la vita, oggi è anche un brand riconosciuto internazionalmente. Con la prossima apertura di Shanghai, cosa pensa che il pubblico cinese apprezzerà maggiormente del suo stile?
L’individualità, l’unione di cultura e commercio… La vastità della città e della sua cultura.
Quali caratteristiche deve avere una persona per gestire un mondo poliedrico come il suo? Qual’é il rapporto con i suoi dipendenti?
La curiosità, l’entusiasmo sia nel preparare una mostra che un nuovo menù.
Alcuni collaboratori sono qui da quasi vent’anni.
Lei è considerata un’opinion leader, si riconosce in questa definizione?
Non ci penso.






